Spice Oddity

Un involtino non fa primavera

Perciò tanto vale riempirlo di tutto quello che offre l'autunno

Fra i primi ricordi che ho dei miei nonni materni c’è una geniale enciclopedia concepita da qualche mente diabolica dall’indole pigra, che pensava di risolvere in modo pratico e scaltro il problema delle incessanti domande dei marmocchi in piena scoperta del mondo. Si chiamava qualcosa come “Enciclopedia dei Perché” e aveva un sacco di risposte pronte sui temi più disparati, dalla scienza all’educazione sessuale, figure colorate e una sgargiante copertina rossa in finta pelle con scritte dorate.

Inutile dirlo, quella pur ammirevole pubblicazione non riuscì mai a rispondere ai miei “perché”, ben più strampalati di un qualsiasi dubbio sulla rotazione terrestre o su come nascono i bambini (quest’ultima cosa ricordo di averla capita guardando un libro pop-up con riproduzione tridimensionale dell’atto sessuale – Dio solo sa quanto vorrei ritrovare quel libro e quanto speri con tutta me stessa che non si sia trattato di un viaggio lisergico da sniffamento di colla).

Ma il dramma non finisce lì, perché anche adesso che i ragazzini mi lasciano il posto sull’autobus continuo a interrogarmi sulle questioni più futili. Non capita anche a voi di accorgervi che ignorate completamente il motivo di fenomeni naturali perfettamente noti a chiunque abbia frequentato la terza elementare per poi ritrovarvi a chiedervi il perché delle cose più inutili, tipo perché gli involtini primavera si chiamano così?

Vergognatevi, anzi vergognamoci! Stavo giustappunto domandandomi questa cosa degli involtini qualche settimana fa, mentre passeggiavo nel reparto frutta e verdura di un supermercato periferico piuttosto sfornito con l’idea di rimpinzarmi di comfort food autunnale.

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La primavera è fantastica, intendiamoci, ma a me piace tanto anche l’autunno, poco prima che cominci la stagione delle piogge, quando l’aria cambia odore e corposità e ti viene quella voglia di copertina di lana, caldarroste, zucca, funghi e spritz.

Sì, per me l’autunno sa di cappottino nero d’ordinanza, stivali e spritz – mi ricorda gli aperitivi e le cene di una decina d’anni fa (Dio, sembro davvero una vecchia), quelli che ancora non mi erano venuti a noia, quando la stagione delle uscite ricominciava con la to do list dei traguardi sentimentali da spuntare.

Insomma, per farla breve è stato lì, fra gli scaffali del reparto frutta e verdura del supermercato periferico piuttosto sfornito,  che il colpo di genio è venuto a visitarmi svoltandomi la cena, la serata e il blocco dello scrittore: perché diavolo li hanno chiamati così questi involtini? Eh, cinesi all’ascolto (difficile)?

E allora un po’ per dispetto, un po’ per associazione d’idee, un po’ perché in fondo in fondo il Bagaglino è ancora un traguardo percorribile, sono nati i pregiatissimi  e simpaticissimi involtini autunno.

Prendo la carta di riso o la pasta fillo, ci ficco dentro un concentrato d’autunno (funghi porcini, zucca, castagne), mescolo terrosità e consistenze – la zucca morbida, le castagne croccantine cotte al forno e sminuzzate, i funghi burrosi – e friggo. Sembra facile, e in effetti lo è. E a dispetto delle apparenze è anche un piatto credibile, nonostante la sua concezione folle.

Ha una dolcezza intriseca che lo rende un po’ ibrido – è un antipasto, ma basterebbe togliere il sale e aggiungere un goccio di miele e potrebbe passare per un dessert. E poi, se non altro, la scelta del nome è giustificata dagli ingredienti – non come certi altri involtini che conosco io.

Ho accompagnato il tutto con un puré, perchè è questo – e non la salsa agrodolce – che la parola “involtino” richiama alla mia mente, nonostante gli anni di take away cinesi.

Per preparare un puré un po’ diverso mi sono ispirata alla cucina russa e ho usato un altro ingrediente autunnale, la rapa bianca, che con il suo gusto amarognolo dà più carattere alle patate, aggiungendo soltanto un po’ di sale e dell’olio al rosmarino.

Il “puré russo” mi è piaciuto da morire e ha riscosso un successone con il mio giovane assaggiatore quasi-duenne (il quale, per la cronaca, si è sbafato anche un intero involtino senza battere ciglio).

 

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Ingredienti per 12 involtini

Per gli involtini

  • 12 fogli quadrati (circa 15×15) di pasta fillo o carta riso o  per involtini
  • 150 grammi di polpa di zucca lessata
  • 150 grammi di castagne
  • 40 grammi di funghi porcini secchi
  • prezzemolo
  • olio EVO
  • sale
  • pepe

Per il puré “alla russa”

  • 200 grami di patate
  • 200 grammi di rape bianche
  • rosmarino oppure olio al rosmarino
  • sale

Preparazione

Per prima cosa preparate gli ingredienti del ripieno.

Mettete a bagno i funghi in acqua tiepida.

Lesssate la zucca in pentola a pressione per circa 20 minuti dal fischio. Poi cuocete le castagne in forno per circa 20 minuti a 180 gradi (controllate di tanto in tanto che non s’induriscano troppo).

Scolate e sciacquate bene i funghi, sminuzzateli al coltello e metteteli a soffriggere in una padella antiaderente con un filo d’olio e uno spicchio d’aglio.

Fate intiepidire tutti gli ingredienti.

Schiacciate la polpa di zucca, frullate le castagne fino a ridurle in briciole e poi unitele alla zucca e aggiungete i funghi e il prezzemolo tritato.

Aggiustate di sale e pepe il vostro ripieno e mettetelo da parte.

Stendete i fogli di carta di riso o pasta fillo, eventualmente tagliateli per ottenere le dimensioni giuste. Se usate la pasta fillo, fate attenzione a non tenerla troppo all’aria perché si secca molto rapidamente.

Sistemate il ripieno nella parte inferiore del foglio, piegate all’interno i bordi laterali e poi cominciate ad arrotolare verso l’alto fino a ottenere il vostro involtino.

Per chiuderlo, passate un po’ di acqua e farina mescolate sul bordo superiore e sigillate.

Friggete in olio EVO per pochi minuti, facendo attenzione a  togliere gli involtini dall’olio non appena si saranno dorati.

Per preparare il puré di accompagnamento lavate e pelate patate e rape, tagliatele a cubetti e mettetele a cuocere in acqua bollente salata per circa 25 minuti.

Scolate, riducete in crema con uno schiacciapatate e aggiungete abbondante olio d’oliva e rosmarino tritato (oppure due cucchiai di olio al rosmarino). Aggiustate di sale.

Potete servire il puré, che sarà molto solido, dandogli forma con un coppapasta oppure utilizzando un sac à poche.