Spice Oddity

Quattro cose da fare prima di Natale

Rassegnarsi, cucinare, invitare, riconciliarsi col passato

Generalmente, Natale non è tempo di bilanci, per me. L’inizio dell’anno vero e proprio è settembre, periodo di matite e quaderni nuovi, di temperature ideali e di abbronzature che si screpolano lentamente.

Quest’anno, però, stanno succedendo troppe cose perché io possa evitare di guardarmi allo specchio e di chiedermi: a che punto stiamo? La risposta, ahimè, non mi viene facile. I segnali che il mondo mi manda sono così ambigui, confusi e contraddittori che quel che ne deriva è il caos.

Così ho deciso di provare a mettere ordine fra ciò che mi sta succedendo e ciò che sto più o meno consapevolmente decidendo di fare.

1) Rassegnarsi

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Dopo aver campato per oltre sei anni di diritti d’autore senza poter versare un contributo, ho deciso che forse era giunta l’ora di rimediare e ho aperto la partita IVA. Naturalmente, il giorno dopo il governo ha alzato tasse e contributi, e l’associazione dei freelance suggerisce la fuga dall’inps, magari optando, se sussistono i requisiti, per il diritto d’autore. Isn’t it ironic?

2) Cucinare

Cucinare, per me, è sempre la risposta. Ma la vera sfida è farlo con un piccolo terremoto di quasi due anni, curioso come una scimmia e con l’indole del distruttore. Fatto sta che ci ho provato, e ci sono anche riuscita – nonostante il suo aiuto.

Abbiamo fatto i biscotti di pan di zenzero, o gingerbread cookies. Inutile che vi sveli la ricetta, è quella più tradizionale possibile, con tanto burro, spezie e glassa colorata. Anche i biscotti di pan di zenzero si possono fare in versione vegan, naturalmente, sostituendo il burro con olio (io suggerisco quello di arachidi, che è abbastaza delicato) e latte vegetale, e realizzando una glassa all’acqua.

Guardare il mio bellissimo bambino tanto a lungo sognato e desiderato maneggiare l’impasto, tentare di stenderlo con il mattarello, osservare scettico gli stampini e infine cedere inesorabilmente alla tentazione e infilarsi in bocca il biscotto crudo è stata una sorta di epifania.

Credo di di averlo sempre immaginato così, mio figlio, con quella faccia lì, con quella vocetta inconfondibile – e adesso che è qui in carne e ossa e urletti e manine paffute mi rendo conto che esisteva da ancor prima di nascere, che non poteva essere che lui.

Non è una sensazione del tutto piacevole, intendiamoci: provo già un senso di vuoto allo stomaco al pensiero che un giorno, spero il più lontano possibile, dovremo separarci, o comunque non potremo più essere così intimamente inscindibili e vicini. Figghiu miu!

impasto-gingerbread

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glassa-colorata

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3) Invitare

Alla fine, creare un intero menù vegan e pubblicarlo qui per convincere i miei amici a venire a cena non è stato sufficiente, ho dovuto sfoderare le armi pesanti. Così ho chiesto un amico, un certo Ciccio Rigoli, di fare tappa a casa mia con il suo spettacolo itinerante di cabaret Ponderatissime parole a domicilio.

Ciccio ha avuto l’idea di portare il suo spettacolo, che è anche un libro, nelle case delle persone. In sostanza, se la gente non va a teatro, il teatro va a casa della gente. Non è un genio?

Probabilmente non aveva messo in conto il fatto che esibirsi davanti ai tuoi amici (e ai loro figli scatenati) nel salotto di casa è molto più difficile che esibirsi davanti a un pubblico sostanzialmente sconosciuto e con le luci puntate in faccia che t’impediscono di riconoscere volti familiari.

Per dirne una, un pubblico di amici interviene e interrompe la tua esibizione. Risponde alle domande retoriche, commenta le tue affermazioni come se non stessi recitando un pezzo di cabaret, ma un episodio di vita reale che lo riguarda.

I bambini ti sfrecciano fra le gambe, fanno la giravolta e canticchiano mentre cerchi di concentrarti per portare a casa il pezzo e incassare un applauso.

Insomma, Ciccio ha dovuto affrontare una sfida degna di Giochi senza frontiere. Mi è parso emozionato, ma come sempre istrionico e talentuoso. Senza contare che, poveretto, lo avevo preventivamente “imbottito” di stuzichini, pizze sfornate al momento e prosecco.

Alla fine mi è sembrato anche un po’ provato, continuava a chiedermi il caffè (e io a dimenticarmi di prepararglielo). Insomma, è decisamente valsa la pena di cucinare per due giorni e impastare sei chili di pizza!

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ospiti

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4) Riconciliarsi con il passato

Dopo aver lasciato – in modo non propriamente pacifico – il mio primo lavoro “vero”, ormai sei anni fa, non avevo mai più rivisto la maggior parte dei miei colleghi, compresi alcuni di quelli cui ero maggiormente affezionata.

Quel periodo, per me, era legato a una serie di eventi piuttosto traumatici, e uscire dal mio grigio cubicolo sbattendo la porta in un pomeriggio di febbraio, senza salutare nessuno e senza mai più rimettere piede in quell’ufficio, nemmeno per completare il dovuto periodo di preavviso, era stata una cesura salvifica e definitiva.

I miei colleghi non avevano avuto nulla a che fare con quell’epilogo spettacolare, eppure appartenevano a un passato con il quale non ero ancora pronta a riconciliarmi. Poi è successo che si è presentata l’occasione per rivederli, e mi ci sono letteralmente buttata.

Qualcosa dentro di me è scattato, un piccolo interruttore invisibile, e la paura si è semplicemente smaterializzata. Mi è bastato riabbracciarli per rendermi conto di quanto mi siano mancati in tutti questi anni.

Suona patetico, lo so, ma è stato come se fossimo stati seduti alla stessa scrivania fino al giorno prima. La prossima volta ci penserò bene prima di cancellare completamente un periodo della mia vita, gettando via anche quello che c’è di buono insieme agli inutili fardelli .

Vi pare sufficiente come proposito per il nuovo anno? Non credo che saprei fare di più, per il momento. Buone Feste!

colleghi

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